Rafa Jodar, la virtù dell’equilibrio: chi è il giovane spagnolo che porta il nome della leggenda?
È stato necessario impiegare l’artiglieria pesante per arrestare l’avanzata di Rafael Jodar nel Barcelona Open Banc Sabadell. Il classe 2006, nato nel quartiere di Leganès, a Madrid, ha rischiato di sbaragliare la concorrenza anche nella città dei blaugrana, dopo aver fatto incetta di vittorie – con annesso titolo – a Marrakech. A Barça, il diciannovenne ha messo tutti in riga. Poi, giunto alla volta delle semifinali, la furia di Bandoufle – al secolo Arthur Fils – ha dato seguito alla settimana straordinaria, rimontando il padrone di casa, e negandogli l’accesso alla seconda finale ATP consecutiva. Sconfitta plausibile, alla luce di quello che stiamo vedendo dal talento francese, tornato dal lungo infortunio con una fame di gloria smisurata. Certo che, le “nuove leve” dello scenario tennistico, sono una delizia per gli occhi degli spettatori. Un tennis sgargiante, quello del madrileno. E ben bilanciato. Nessun eccesso da under20 fuori controllo, soltanto grande equilibrio nell’insieme. Nel gioco, nell’attitudine, nell’atteggiamento. Il padre, l’ago della bilancia La sua mentalità è già settata per i palcoscenici più prestigiosi, e il nostro Federico Bertelli, che durante la settimana del Godò ha seguito Rafa con la lente d’ingrandimento, a pochi metri di distanza, ne sottolinea una spiccata intelligenza. Si percepisce dalle parole dello stesso Jodar, che il padre abbia un ruolo preponderante nella sua vita. Un elemento cardine del suo percorso, una figura costante ed edificante. E come la storia ci insegna, non è affatto scontato che il binomio padre-figlio funzioni all’interno di una carriera professionistica: “Quando hai una persona, in questo caso tuo padre, che è lì nel box, penso che sia un supporto molto grande. Perché, come dici tu, quando le cose non vanno così bene, lui ha sempre una soluzione. Alla fine siamo molto in sintonia, anche perché è mio padre e ci conosciamo da quando ero molto, molto piccolo, ed è sempre stato lui a seguirmi. È un legame molto speciale. Credo che questo faccia sì che, quando le cose non vanno bene, io abbia lì un sostegno in più“. Campione Slam Junior, poi la scelta del College Prima di tornare a parlare del presente di Rafael – un nome che nel tennis non passa mai inosservato – e del suo futuro recente, è d’uopo fare un passo indietro. Anche di un paio d’anni. Nel 2024, lo spagnolo (ancora diciassettenne) è già un profilo attenzionato da tutti: ben sette titoli ITF alle spalle, una maturità quasi precoce e un gioco brillante, con qualche angolo da smussare. Il tutto, sotto la supervisione di un padre onnipresente. Nel settembre ’24 Rafa conquista il suo primo titolo Slam Junior, sconfiggendo in finale la testa di serie numero 1, Budkov Kjaer – che ritroverà un anno più tardi nel contesto delle Next-Gen Finals. Dopo il trionfo a Flushing Meadows, lo spagnolo va per un percorso alternativo, optando per la carriera tennistica in un college statunitense. Così, una volta accettata l’offerta dell’università della Virginia, Rafa si mette in mostra nel NCAA, aggiudicandosi il premio di Rookie Of The Year nel primo anno. Un passaggio importante, una tappa formativa del suo percorso tennistico, che gli ha poi consentito di godere dell‘ATP Next Gen accelerator, programma che privilegia i giovani talenti del College concedendo loro l’accesso diretto a diversi tornei del circuito Challenger. “È stata un’esperienza fantastica e di cui non mi pento assolutamente. Sono stato circondato da persone meravigliose che hanno contribuito molto alla mia crescita e a farmi migliorare come tennista. E ho pure stretto molte amicizie”. ha detto Jodar in merito al capitolo college, terminato all’alba del 2026 col passaggio al professionismo. Dalle retrovie del ranking alla top 100 in un anno Il 2025 è senz’altro l’anno della svolta. Per il diciottenne di Leganès, il circuito inizia ad avere una sapore dolce, e in meno di tre mesi ripone sul comodino tre trofei Chellenger. Il ranking ne beneficia parecchio, e lo spagnolo sgomita tra i rivali a suon di prestazioni da rising star, sbarcando il top 200 dopo il titolo ottenuto a Charlottesville, dove ha sconfitto in finale Martin Damm. In extremis, grazie al trionfo USA, stacca l’ultimo pass disponibile per le Next-Gen ATP Finals, con l’ausilio di Joao Fonseca, ritiratosi dall’evento. Jodar è l’ultimo nome che chiude la lista dei migliori under20 più forti del mondo, e a Gedda decide di presentarsi con una sonora vittoria inflitta al finalista dell’anno precedente, Learner Tien, mancino statunitense meglio noto come “lo spauracchio di Daniil Medvedev”. Lo spagnolo colleziona due vittorie nel Green Group delle Finals, ma la vendicativa sconfitta rimediata da Budkov Kjaer si rivelerà fatale, e non avrà accesso alle semifinali. Ma il cammino è segnato. Il classe 2006 è in rampa di lancio, e al primo tabellone di qualificazione di uno Slam – a Melbourne – supera tutti con nonchalance, arrendendosi soltanto a Jakub Mensik al secondo turno. Atterrato nel pianeta dei grandi, Rafael si lascia repentinamente alle spalle il circuito challenger, diventato un assiduo frequentatore delle tappe più importanti. Anche contro gli avversari più agguerriti e di alta classifica, il diciannovenne non sfigura mai. La settimana di Marrakech è la consacrazione di un talento cristallino, di un ragazzo mai uscito dai binari, e devoto al lavoro e al sacrificio. Anche il ‘500 di Barcellona lo ha confermato, ma adesso, cosa bisogna aspettarsi da Madrid? La 1^ volta a Madrid… Il Mutua Madrid Open – che quest’anno sarà orfano di Djokovic e Alcaraz – ha concesso una wild card al nuovo numero 55 del mondo spagnolo, diventato il beniamino (uno dei tanti) del popolo iberico, che invaderà la Caja Magica per scrutare tutti i nuovi prodotti della cantera. Tradizionalmente, la Spagna ha da sempre dato vita a dei terraioli D.O.C, eppure la stirpe next-gen sembra essere più versatile del vecchio ordinamento, legato visceralmente al mattone tritato. Jodar, così come Landaluce, non ha mai disdegnato le superfici veloci, anzi in molti ritengono che il cemento sia quasi il loro habitat naturale. Paradossale, a dispetto di quanto racconta la tradizione de La Roja. Ma niente paura – diceva Ligabue -, Rafa (da buon Rafa) sul manto rosso è comunque un martello pneumatico. Se dovessimo trovare un difetto nel diciannovenne semifinalista di Barcellona, diremmo che è sin troppo poco “caliente”. Il che, attenzione, è più una virtù che un difetto nell’ottica tennistica, ma Jodar – forse per la sua giovane età, o per la poca confidenza col circuito – non sembra essere uno alla Alcaraz, per intenderci. Non richiama la folla nei momenti clou, ed esulta in modo alquanto composto e controllato. Riuscirà ad assorbire l’energia dell’infuocata Caja Magica? ...